Le dinamiche geopolitiche del Caucaso meridionale stanno subendo una profonda trasformazione, dopo che l’Armenia ha intrapreso un percorso di maggiore integrazione con l’Unione Europea sullo sfondo di relazioni tese con il suo tradizionale alleato, la Russia. Il suo percorso, tuttavia, è legato a quello della Georgia.

Dopo aver ottenuto lo status di candidato nel dicembre 2023, ci si aspettava che la Georgia compisse progressi nell’avvio dei negoziati di adesione. Tuttavia, con il partito al potere “Sogno georgiano”, il Paese ha subito una brusca retrocessione dalla democrazia. In netto contrasto con ciò, la vicina Armenia, che da tempo è fuori dalla corsa ufficiale all’allargamento dell’UE, ha improvvisamente accelerato il suo impegno per instaurare relazioni più strette e una potenziale adesione.

In un discorso al Parlamento europeo l’11 marzo, il primo ministro armeno Nikol Pashinyan ha sottolineato questo cambiamento strategico, dichiarando la volontà dell’Armenia di allinearsi il più possibile agli standard e ai valori dell’UE. Ha sottolineato che il futuro del Paese dipende da riforme sostenibili nella governance, nel sistema giudiziario, nell’economia e negli sforzi per combattere la corruzione.

Pashinyan ha riconosciuto la natura politica delle decisioni relative all’allargamento dell’UE, affermando che, anche se l’adesione a pieno titolo non fosse concessa immediatamente, l’Armenia ne uscirebbe comunque rafforzata come paese rispettoso delle norme europee.

Realtà geografiche

Al centro del messaggio di Pashinyan c’è la dura realtà che la Georgia rimane la principale porta dell’Armenia verso l’Europa, sia dal punto di vista geografico, poiché i due paesi condividono un confine diretto, sia dal punto di vista strategico, in quanto paese caucasico sul fianco orientale dell’UE.

Egli ha definito l’attuale congelamento del dialogo politico tra l’UE e la Georgia come il principale ostacolo agli sforzi dell’Armenia verso il blocco. Senza una ripresa costruttiva delle relazioni tra l’UE e la Georgia, l’Armenia rischia un isolamento simile a un “buco nella mappa”, tagliata fuori dai processi europei.

Pashinyan ha chiesto espressamente la ripresa del dialogo, sottolineando che tali sviluppi sono di pari importanza per entrambe le parti. Ha sottolineato il contributo pratico della Georgia alla stabilità regionale, compresa la facilitazione della linea ferroviaria Georgia-Azerbaigian, che l’Armenia intende utilizzare per le esportazioni. Ha espresso ottimismo sul fatto che l’Azerbaigian (che non è candidato all’adesione all’UE) possa presto diventare una destinazione diretta per le esportazioni, sulla scia delle attuali importazioni di petrolio che hanno già ridotto i prezzi interni ed eliminato i monopoli di lunga data.

Il percorso della Georgia verso l’UE ha subito un brusco peggioramento da quando le è stato concesso lo status di candidato alla fine del 2023. Il regresso democratico, comprese le leggi repressive contro la società civile, i media e le figure dell’opposizione, insieme alle elezioni controverse e alle restrizioni delle libertà fondamentali, hanno indotto l’UE a sospendere di fatto i negoziati di adesione. Alla fine del 2024, il governo georgiano ha annunciato la sospensione del processo fino alla fine del 2028. L’UE ha condannato questa decisione come una minaccia al percorso del Paese. Misure come la sospensione dell’esenzione dal visto per i funzionari georgiani e gli avvertimenti di ulteriori sanzioni sottolineano la posizione ferma di Bruxelles: senza un’inversione di tendenza e riforme tangibili, la Georgia non potrà progredire verso l’adesione.

L’influenza russa in Georgia rimane profonda e multiforme, rappresentando una sfida costante alla sovranità del Paese e alle sue aspirazioni di integrazione euro-atlantica. Al di là dell’occupazione diretta delle province georgiane dell’Abkhazia e dell’Ossezia del Sud, Mosca esercita una notevole pressione politica, economica e militare. Sostiene i governi separatisti attraverso aiuti finanziari, garanzie di sicurezza e integrazione delle infrastrutture, mentre spesso sposta i confini amministrativi (spesso definiti “borderizzazione”) più in profondità nel territorio georgiano indiscusso attraverso recinzioni e posti di blocco. Questa tattica di annessione strisciante limita la circolazione, danneggia le economie locali e aumenta la tensione lungo le linee di contatto.

L’influenza russa si estende anche alla politica interna della Georgia, in particolare attraverso la sua stretta collaborazione con il partito al potere “Sogno georgiano”. Da quando questo partito, fondato dal miliardario Bidzina Ivanishvili, che ha rapporti commerciali di lunga data con la Russia, è salito al potere nel 2012, il governo ha adottato sempre più spesso politiche e retorica che riflettono le narrazioni del Cremlino. Ciò include l’astensione dall’aderire alle sanzioni occidentali contro la Russia dopo il 2022, l’approfondimento della dipendenza economica (come l’aumento del commercio, delle importazioni di energia e dei trasferimenti di denaro) e la sospensione dei negoziati di adesione all’UE alla fine del 2024. I critici, tra cui analisti occidentali e figure dell’opposizione, descrivono il “sogno georgiano” come un’iniziativa che agisce in modo efficace per promuovere gli interessi russi, e alcuni funzionari sono stati sanzionati per presunti legami con l’intelligence russa o operazioni di influenza.

Mosca rafforza questa influenza attraverso complesse campagne di disinformazione e il sostegno a attori filo-russi. I media legati al Cremlino e le reti di troll diffondono narrazioni anti-occidentali, presentando l’integrazione nell’UE e nella NATO come una minaccia esistenziale alla sovranità, ai valori tradizionali e alla stabilità della Georgia.

Il riorientamento strategico dell’Armenia

La svolta dell’Armenia verso l’Occidente si è rafforzata dopo la guerra del Nagorno-Karabakh nel 2020 ed è culminata nel 2023-2024, quando la Russia non è riuscita a rispettare i propri impegni in materia di sicurezza nell’ambito dell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO) durante l’offensiva dell’Azerbaigian. Nonostante i suoi obblighi di difendere l’integrità territoriale dell’Armenia, Mosca ha fornito un sostegno minimo, rifiutando persino di approvare una risoluzione contro l’Azerbaigian e proponendo solo una missione di accertamento dei fatti. Questo abbandono dell’alleato ha alimentato un diffuso sentimento anti-russo e ha spinto Yerevan a congelare la sua partecipazione all’ODKZ, a sospendere i suoi contributi e a cercare partner alternativi.

Entro il 2026, gli ordini militari dell’Armenia si sono diversificati drasticamente: le importazioni dalla Russia, che un tempo superavano il 90%, sono ora scese sotto il 10%, con Francia, India e Repubblica Ceca tra i principali fornitori. Le esercitazioni congiunte con le forze americane sono diventate routine, il che segnala una chiara diversificazione delle relazioni nel campo della sicurezza. Sebbene non vi sia stato un ritiro ufficiale dall’ODKZ, i funzionari descrivono le relazioni come di fatto concluse, con la Russia che conferma lo status di membro dell’Armenia, ma riconosce la ridotta cooperazione.

Sul piano economico, i legami con la Russia rimangono intatti: il commercio bilaterale rimane significativo e le rimesse degli armeni che lavorano in Russia sostengono molte famiglie. Le relazioni politiche, tuttavia, si sono raffreddate. Mosca ha lanciato avvertimenti sulle conseguenze, anche se evita misure severe come l’aumento dei prezzi del gas, probabilmente a causa della sua attenzione sull’Ucraina e del ruolo continuativo dell’Armenia come mercato.

Bruxelles ha reagito positivamente alle riforme in Armenia, promettendo sostegno attraverso iniziative come il Piano di sostenibilità e crescita, che include contributi finanziari significativi. L’UE sottolinea che l’adesione richiede cambiamenti profondi, ma ha appoggiato la linea di Yerevan. Al contrario, il blocco continua a esercitare pressioni sulla Georgia affinché ripristini gli standard democratici, ponga fine all’impunità per gli abusi e rilasci le persone detenute arbitrariamente.

Con l’avvicinarsi delle elezioni parlamentari in Armenia a giugno, i prossimi mesi metteranno alla prova la tenuta di questo orientamento europeo. L’appello di Pashinyan sottolinea quello che dovrebbe essere un interesse comune del Caucaso per l’integrazione europea, dove i progressi di un vicino possono sollevare tutti.

Leggi qui l’articolo originale. The using Party credits the source Party prominently (EUAlive.bg)

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